Definire con un termine unico il gioco risulta impossibile e non corretto. Coinvolgendo numerosi ambiti della persone possiamo definire il gioco come una struttura dove le varie componenti psicologiche, biologiche, sociali, di contesto…. assumono alternativamente ma sempre in maniera contemporanea ruoli da protagoniste.
Potremo definire il gioco l’attività che ci aiuta a comprendere come funzionano le cose, ma potremo definirlo anche lo strumento che veicola la socializzazione a vari livelli od ancora la serie di comportamenti che costituiscono la cultura di una etnia; aspetti dunque che si intrecciano prepotentemente e che si cercherà di sviluppare in questa parte.
E’ chiaro però che le attività ludiche a cui l’uomo si dedicano si modificano via via, di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, i contesti lavorativi e familiari ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d'età.
Attraverso il gioco l’uomo si ritrova e si riconosce riuscendo a liberare la propria mente da contaminazioni esterne, quale può essere il giudizio altrui, e ha la possibilità di scaricare la propria istintualità ed emotività.
Infatti nel linguaggio corrente la parola "gioco" indica un'attività gratuita più o meno fittizia che procura un piacere di tipo particolare. Questa attività è anche chiamata ludica, termine che deriva dal latino ludus=gioco.
Anche se il tema è come accennato molto complesso si può senz’altro partire dalle caratteristiche che Caillois attribuisce al gioco:
-
Libero: il giocatore non può essere obbligato a partecipare; si presuppone quindi una volontarietà che con la crescita biologica diventerà sempre più qualificante.
-
Separato: entro limiti di spazio e di tempo; il gioco pur essendo una attività di piacere, paradossalmente per essere tale deve racchiudersi in limiti ben definiti che ne alzano il livello qualitativo.
-
Incerto: lo svolgimento e il risultato non possono essere decisi a priori; la scoperta, lo stupore e la sopresa attivano positivamente le emozioni più profonde dell’individuo.
-
Improduttivo: non crea né beni, né ricchezze, né altri elementi di novità; il gioco è fine a se stesso, il risultato è importante ma parziale: il fulcro del gioco è il processo, il “giocare” che origina sviluppi cognitivi, emozioni, competenze ….
-
Regolato: con regole che sospendono le leggi ordinarie; il gioco ha delle regole precise, qualunque esso sia dallo sport alla drammatizzazione. La regola mette a confronto chi gioca con le proprie abilità fisiche, la capacità di controllo e la capacità di elaborare e combinare oggetti mentali.
-
Fittizio: consapevole della sua irrealtà. Il gioco è altro dalla realtà, pur riproducendo continuamente situazioni reali chi gioca, è come un attore consapevole del fatto che all’interno di questo contenitore possono vivere situazioni che vengono gestite con modalità, regole e contesti decisi proprio da chi gioca





