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IL GIOCO

CHE COSA E' IL GIOCO

CHE COSA E'  IL GIOCO - Oratorio Don Bosco S.Antioco

Definire con un termine unico il gioco risulta impossibile e non corretto. Coinvolgendo numerosi ambiti della persone possiamo definire il gioco come una struttura dove le varie componenti psicologiche, biologiche, sociali, di contesto…. assumono alternativamente ma sempre in maniera contemporanea ruoli da protagoniste.
Potremo definire il gioco l’attività che ci aiuta a comprendere come funzionano le cose, ma potremo definirlo anche lo strumento che veicola la socializzazione a vari livelli od ancora la serie di comportamenti che costituiscono la cultura di una etnia; aspetti dunque che si intrecciano prepotentemente e che si cercherà di sviluppare in questa parte.
E’ chiaro però che le attività ludiche a cui l’uomo si dedicano si modificano via via, di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, i contesti lavorativi e familiari ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d'età.
Attraverso il gioco l’uomo si ritrova e si riconosce riuscendo a liberare la propria mente da contaminazioni esterne, quale può essere il giudizio altrui, e ha la possibilità di scaricare la propria istintualità ed emotività.
Infatti nel linguaggio corrente la parola "gioco" indica un'attività gratuita più o meno fittizia che procura un piacere di tipo particolare. Questa attività è anche chiamata ludica, termine che deriva dal latino ludus=gioco.
Anche se il tema è come accennato molto complesso si può senz’altro partire dalle caratteristiche che Caillois attribuisce al gioco: 

  • Libero: il giocatore non può essere obbligato a partecipare; si presuppone quindi una volontarietà che con la crescita biologica diventerà sempre più qualificante. 
  • Separato: entro limiti di spazio e di tempo; il gioco pur essendo una attività di piacere, paradossalmente per essere tale deve racchiudersi in limiti ben definiti che ne alzano il livello qualitativo. 
  • Incerto: lo svolgimento e il risultato non possono essere decisi a priori; la scoperta, lo stupore e la sopresa attivano positivamente le emozioni più profonde dell’individuo. 
  • Improduttivo: non crea né beni, né ricchezze, né altri elementi di novità; il gioco è fine a se stesso, il risultato è importante ma parziale: il fulcro del gioco è il processo, il “giocare” che origina sviluppi cognitivi, emozioni, competenze …. 
  • Regolato: con regole che sospendono le leggi ordinarie; il gioco ha delle regole precise, qualunque esso sia dallo sport alla drammatizzazione. La regola mette a confronto chi gioca con le proprie abilità fisiche, la capacità di controllo e la capacità di elaborare e combinare oggetti mentali. 
  • Fittizio: consapevole della sua irrealtà. Il gioco è altro dalla realtà, pur riproducendo continuamente situazioni reali chi gioca, è come un attore consapevole del fatto che all’interno di questo contenitore possono vivere situazioni che vengono gestite con modalità, regole e contesti decisi proprio da chi gioca

CHE COS' E' L' ANIMAZIONE

CHE COS' E'  L' ANIMAZIONE - Oratorio Don Bosco S.Antioco
La gestione delle attività ludiche ma non solo, si può racchiudere nel termine “animazione”, che , come il gioco, è argomento complesso.
Innanzitutto “animazione” significa creare relazioni comunicative nei piccoli gruppi e tra gruppi umani, ed è la modalità che permette uno svolgimento delle attività dove tutti possono, come obiettivo principale, partecipare alla vita del gruppo.
Attraverso l’animazione i membri del gruppo scoprono una corresponsabilità “con gli altri” ed una conseguente disponibilità “agli altri” che influenza, come una spirale, l’adesione continua alle proposte presentate.
L'animazione appare quindi sempre come un modo di relazione. E’ un atteggiamento attivo verso l'al­tro, che si sforza di suscitare la determinazione libe­ra e autonoma, come nei presupposti del gioco, dei membri all'interno del gruppo e quella dei gruppi stessi in rapporto al contesto più vasto di cui fanno parte.
Animare un gruppo l'animazione significa stimolare confronti, il più possibile onesti, distinguendo le situazioni di scontro, generatrici di conflitti, e le situazioni di confronto che permettono l'elaborazione di nuove soluzioni.
Inoltre, durante lo svolgimento di un’attività l’animatore stimola continuamente e progressivamente la partecipazione fisica e psicologica dei partecipanti accresce il giro delle informazioni, in modo selettivo a intervalli diversi di relazione, tra i singoli individui e il gruppo.
L’atteggiamento propositivo dell’animatore ha l’obiettivo modificare le relazioni in­terpersonali, per aumentare il grado di responsabilità comunitario puntando però sul forte senso di libertà.