«Se il Signore non costruisce la città, invano vi faticano i costruttori.»
Se si è soli nell’impresa, si farà poco o nulla. Il Signore è quello che fa tutto. Manca la preghiera per i ragazzi, manca l’invocazione allo Spirito Santo, manca quell’intercessione e quell’enzima così potente nel nostro operare con i giovani!
VOCE DEL VERBO «ORARE»
«Signore, insegnaci a pregare».
Don Bosco sottolineava: «Diedi il nome di Oratorio a questa casa per indicare bene chiaramente come la preghiera sia la sola potenza sulla quale dobbiamo fare assegnamento».
E’ nell’oratorio che dobbiamo fare esperienza di Dio. L’Amico è lì, per loro, adesso, si fa Dono, completo, totale, senza riserve, senza misura. E’ la mano che s’insinua nella mano e accompagna con attenta tenerezza. E’ il sorriso che incoraggia ed invita, lo sguardo che penetra ma non angustia né confonde, il piede che prepara il passo sulle strade della vita. E’ la voce che talvolta chiama alla sua sequela. E’ il cuore che accoglie e riposa: e pazientemente attende la risposta. L’incontro è dolcissimo. Ognuno fa autentica esperienza di Dio!
L’oratorio quale luogo della preghiera, deve essere scuola della Parola di Dio, ove più che seminare le nostre parole, dobbiamo seminare la Parola per eccellenza. Parlando solo noi rischiamo di sparare sopra le teste.
Invece «come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata, così ogni mia parola».
«La frequente Comunione, la Confessione e Maria Ausiliatrice devono reggere un edificio educativo», è bene ricordare.
LA SOLUZIONE VINCENTE
Don Bosco riusciva a creare un ambiente cristiano proprio perché educando si metteva Dio al primo posto, proprio perché gli animatori erano cristiani sul serio e tutti erano convinti che la Comunione frequente e la Confessione fossero elementi essenziali per una vita di grazia.
Era poi anche un ambiente gioioso, in quanto compresero che la santità consiste nello stare molto allegri e nell’esatto adempimento dei propri doveri.