2000-2010 10 ANNI DI STORIA CHE NASCE DAL CUORE - STRENNA 2010

<marquee>2000-2010   10 ANNI DI STORIA CHE NASCE DAL CUORE -           STRENNA 2010</marquee> - Oratorio Don Bosco S.Antioco

 

Presentazione della Strenna 2010

Veramente non c'è niente di più bello che incontrare e comunicare Cristo a tutti.»[1]

In occasione del centenario della morte di don Michele Rua, fedelissimo a Don Bosco e al suo carisma, vorrei invitare tutta la Famiglia Salesiana ad agire come un vero movimento di discepoli ed apostoli di Gesù e ad impegnarsi nell’evangelizzazione dei giovani.

L’impegno evangelizzatore è il frutto e la conseguenza dell’identità del discepolo del Signore Gesù che, seguendolo, diventa suo ardente missionario. Vogliamo così assumere la sfida di aiutare i giovani «a guardare gli altri non più soltanto con i propri occhi e con i propri sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo»[2]

La Strenna 2010 prende spunto dall’anno paolino appena concluso e dal Sinodo sulla Parola, durante il quale ho fatto un intervento sul brano lucano dei discepoli di Emmaus, visto come modello, sia per i contenuti che per i metodi, di evangelizzazione dei giovani.

"Signore, vogliamo vedere Gesù"
A imitazione di Don Rua,
come discepoli autentici e apostoli appassionati
portiamo il Vangelo ai giovani


Già numerosi gruppi della Famiglia salesiana si trovano in sintonia con questo impegno. A titolo di esempio vi segnalo due passi dei Capitoli generali degli SDB e delle FMA.

Il Capitolo generale XXVI dei salesiani è consapevole dell’urgenza di evangelizzare e della centralità della proposta di Gesù Cristo: «Avvertiamo l’evangelizzazione come l’urgenza principale della nostra missione, consapevoli che i giovani hanno diritto a sentirsi annunciare la persona di Gesù come fonte di vita e promessa di felicità nel tempo e nell’eternità»[3]. Nostro «compito fondamentale risulta dunque quello di proporre a tutti di vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta Gesù. […] Centrale deve essere l’annuncio di Gesù Cristo e del suo Vangelo, insieme con l’appello alla conversione, all’accoglienza della fede e all’inserimento nella Chiesa; da qui poi nascono i cammini di fede e di catechesi, la vita liturgica, la testimonianza della carità operosa»[4].

Il Capitolo generale XXII delle Figlie di Maria Ausiliatrice riconosce poi che è l’Amore di Dio che ci spinge: «Il cenacolo, il luogo dove gli apostoli si trovano tutti insieme, non è una dimora stabile, ma una base di lancio. Lo Spirito li trasforma da uomini paurosi in ardenti missionari che, pieni di coraggio, portano per le vie del mondo il lieto annuncio di Gesù Risorto. L’amore spinge all’esodo e ad uscire da sé verso le nuove frontiere per farsi dono: l’amore cresce attraverso l’amore.[5] Maria, che dal cenacolo insegna a spalancare le porte, è stata la prima a vivere l’esperienza dell’esodo e a mettersi in viaggio. La prima evangelizzata è diventata la prima evangelizzatrice. Portando Gesù agli altri, ella offre il suo servizio, reca gioia, fa sperimentare l’amore»[6].


Suggerimenti per l’attuazione della Strenna


Ecco alcuni passi utili per fare in modo che i gruppi della Famiglia Salesiana si impegnino insieme a portare il vangelo ai giovani. Ciò è proposto ai singoli gruppi, ma anche alle Consulte locali e ispettoriali della Famiglia salesiana.

1. Approfondire nelle Consulte locali ed ispettoriali, con un’adeguata riflessione, il ripensamento della pastorale, in modo che risultino operative le scelte riguardanti la centralità della proposta di Gesù Cristo, la testimonianza personale e comunitaria, l’apporto reciproco di educazione ed evangelizzazione, l’attenzione alla diversità dei contesti, il coinvolgimento delle famiglie.

2. Individuare nelle Consulte locali ed ispettoriali, a partire dalla “Carta della missione della Famiglia salesiana”, le modalità per fare insieme delle esperienze di evangelizzazione dei giovani.

3. In particolare, suscitare la collaborazione di Famiglia salesiana, a livello ispettoriale e locale, per realizzare la missione giovanile, come forma aggiornata di annuncio e catechesi, coinvolgendo i giovani stessi come evangelizzatori dei loro coetanei.

4. Valorizzare le Esortazioni apostoliche a conclusione dei  Sinodi continentali, per individuare le priorità e le forme specifiche del proprio contesto per l’evangelizzazione dei giovani. Nel caso dell’America Latina, aderire alla “Missione continentale” programmata dall’Assemblea dei vescovi tenutasi ad Aparecida; nel caso della Regione Africa e Madagascar, seguire le indicazioni del prossimo Sinodo dei Vescovi

L’EDUCAZIONE E’ COSA DI CUORE

<marquee>L’EDUCAZIONE E’ COSA DI CUORE</marquee> - Oratorio Don Bosco S.Antioco

E Dio solo ne è padrone, noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte e non ce ne dà in mano le chiavi.

 

Noi siamo in oratorio presenti per educare, per condividere pienamente la vita dei nostri ragazzi. Siamo presenza e stile.

La presenza dell’educatore, la sua formazione, le caratteristiche della sua personalità sono elementi sostanziali.

Tutta la caratteristica di un sistema educativo dipende in gran parte dallo stile dell’educatore, dal suo modo di agire e di applicare un dato metodo di educare.

 

 

«IO CON VOI MI TROVO BENE,

<marquee>«IO CON VOI MI TROVO BENE,</marquee> - Oratorio Don Bosco S.Antioco

Occorre saper stare con i giovani e con loro passare tutto il tempo possibile.

 

L’educatore conosce i piccoli segreti di ogni ragazzo, ne intuisce gli smarrimenti e le riprese, ne accompagna i momenti difficili, per loro pensa, rifletta e prega. «Stare con loro, per loro» il suo programma.

 

E’ quanto mai necessaria una presenza tra i ragazzi fatta di entusiasmo, di sacrifici che sappia valorizzare tutto quello che sta a cuore alla gioventù.

  

E’ urgente sfoderare nuove energie per inventare nella maniera più educativa, un cammino sempre più attuale e vicino alle attese dei ragazzi.

 

CONOSCIAMO IL NOSTRO DATORE DI LAVORO ???

CONOSCIAMO IL NOSTRO DATORE DI LAVORO ??? - Oratorio Don Bosco S.Antioco

«Se il Signore non costruisce la città, invano vi faticano i costruttori.»

Se si è soli nell’impresa, si farà poco o nulla. Il Signore è quello che fa tutto. Manca la preghiera per i ragazzi, manca l’invocazione allo Spirito Santo, manca quell’intercessione e quell’enzima così potente nel nostro operare con i giovani!

VOCE DEL VERBO «ORARE»

«Signore, insegnaci a pregare».

Don Bosco sottolineava: «Diedi il nome di Oratorio a questa casa per indicare bene chiaramente come la preghiera sia la sola potenza sulla quale dobbiamo fare assegnamento».

E’ nell’oratorio che dobbiamo fare esperienza di Dio. L’Amico è lì, per loro, adesso, si fa Dono, completo, totale, senza riserve, senza misura. E’ la mano che s’insinua nella mano e accompagna con attenta tenerezza. E’ il sorriso che incoraggia ed invita, lo sguardo che penetra ma non angustia né confonde, il piede che prepara il passo sulle strade della vita. E’ la voce che talvolta chiama alla sua sequela. E’ il cuore che accoglie e riposa: e pazientemente attende la risposta. L’incontro è dolcissimo. Ognuno fa autentica esperienza di Dio!

 

L’oratorio quale luogo della preghiera, deve essere scuola della Parola di Dio, ove più che seminare le nostre parole, dobbiamo seminare la Parola per eccellenza. Parlando solo noi rischiamo di sparare sopra le teste.

Invece «come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata, così ogni mia parola».

 

«La frequente Comunione, la Confessione e Maria Ausiliatrice devono reggere un edificio educativo», è bene ricordare.

 

LA SOLUZIONE VINCENTE

Don Bosco riusciva a creare un ambiente cristiano proprio perché educando si metteva Dio al primo posto, proprio perché gli animatori erano cristiani sul serio e tutti erano convinti che la Comunione frequente e la Confessione fossero elementi essenziali per una vita di grazia.

Era poi anche un ambiente gioioso, in quanto compresero che la santità consiste nello stare molto allegri e nell’esatto adempimento dei propri doveri.

 - Oratorio Don Bosco S.Antioco

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